🛣️ 125 km di curve, polvere e meraviglia: destinazione Lamayuru
Oggi è stata una di quelle giornate che ti fanno dire: “Sì, ne è valsa la pena… ma magari domani mi riposo.”
Circa 125 km di strada, che sulla carta sembrano gestibili, ma in Ladakh significano montagne, tornanti, altitudine e qualche yak che ti guarda perplesso.
La strada da Leh a Lamayuru è in buone condizioni — per essere una strada di montagna a oltre 3.000 metri. Si attraversano paesaggi lunari, villaggi tibetani, e vallate che sembrano dipinte da un monaco con molto tempo libero.

Abbiamo avuto anche un piccolo imprevisto ma ne parleremo più avanti.
Ogni curva regala uno scorcio diverso: rocce scolpite dal vento, fiumi che sembrano nastri d’argento e cime innevate che ti fanno sentire piccolo e fortunato.
E poi, finalmente, si arriva a lui: il Monastero di Lamayuru.
È uno dei più antichi del Ladakh e, fondato nel XI secolo, sembra incastonato nella roccia come un gioiello dimenticato dagli dei. Appartiene alla scuola Drikung Kagyu del Buddhismo tibetano, e ospita ancora oggi monaci che vivono e studiano tra le sue mura.

Il monastero domina un paesaggio surreale, chiamato “Moonland” per via delle formazioni rocciose che ricordano la superficie lunare. E mentre lo guardi, con il vento che soffia e il cuore che si calma, capisci che quei 125 km non erano solo strada: erano un viaggio dentro e fuori di te. Una vera e propria esperienza.