🏔️ Khardung-La: dove anche i pensieri hanno bisogno di ossigeno
Siamo arrivati al passo Khardung-La con il fiatone. E non perché abbiamo corso; basta scendere dall’auto e già ti senti come se avessi scalato l’Everest con uno zaino pieno di mattoni. L’altitudine si fa sentire: la testa è pesante, i polmoni urlano aiuto e anche il pensiero più semplice (“che bello!”) sembra richiedere una pausa.
Siamo a 5.360 metri, dice il mio orologio. I cartelli dicono 5.560. Chi ha ragione? Non importa. A quell’altezza, anche il dibattito scientifico si arrende e si mette a respirare piano.
Il panorama è incredibile: cime innevate e bandiere di preghiera che svolazzano al vento. Ci sono 2 gradi sotto lo zero.Â
Ci sono molte segnaletiche motivazionali con frasi tipo “You are on the top of the world” (sei in cima al mondo) o “Breathe slowly, you’re almost there” (respira lentamente, ci sei quasi) che suonano come incoraggiamenti e avvertimenti insieme.
Turisti occidentali non ce ne sono più tanti; ormai la stagione è agli sgoccioli. In compenso troviamo turisti indiani e carovane lunghissime di mezzi militari.
E mentre cerchi di non svenire per l’emozione (e per la pressione atmosferica), ti rendi conto che sei in uno di quei posti che non si dimenticano. Non solo per la bellezza, ma perché ti costringono a rallentare, respirare e dire grazie, anche se lo dici a bassa voce, per non sprecare fiato.

