Delhi, il nostro primo respiro indiano
Dopo un viaggio lungo e un po’ sfiancante, con scalo ad Abu Dhabi, siamo finalmente arrivati a Delhi.
Ci ha accolti come solo lei sa fare: con il suo solito mix di caos, fascino e decibel. È sempre la stessa: vivace, rumorosa, affascinante… e indiana fino al midollo. Se esistesse un profumo chiamato “Essenza di Delhi”, sarebbe una combinazione di curry, smog e clacson.
All’aeroporto ci aspettava Mister Arpit, la nostra guida per il Ladakh. Un volto gentile e un sorriso che promette avventure. Ci ha accompagnati fino all’albergo, attraversando 20 chilometri di città in un’ora e mezza. Il traffico? Un’esperienza mistica. Ma d’altronde, con una popolazione metropolitana che supera i 33 milioni di abitanti, ogni spostamento è un piccolo pellegrinaggio urbano.
Delhi non cambia mai davvero. Cambia il cielo, cambiano le stagioni, ma lei resta: un mosaico di clacson, colori, odori e storie. E noi siamo di nuovo qui.
Domani sveglia all’alba, alle 05:30. Si parte per Leh, la nostra meta tra le montagne. Il Ladakh ci aspetta.